Beatrice Venezi al La Fenice: una nomina politica
La
nomina politica di Beatrice Venezi da parte del sindaco di Venezia e del
consiglio direttivo a direttore musicale del Teatro La Fenice è l’ennesima
dimostrazione dell’intrusione della politica che possiamo chiamare politicante
nella cultura e in un settore della cultura fra i più alti, se non il più alto,
cioè quello della musica. Un’intrusione che fa strame della presunta
“meritocrazia” propagandata fin dal principio dalla “filosofia” del governo
Meloni.
Sono figlia di una direttrice d’orchestra degli anni Sessanta e Settanta, Erminia Romano: so bene qual è il vero merito di una musicista con capacità di direzione d’orchestra. Ho visto mia madre dirigere le più prestigiose orchestre nazionali ed internazionali, tenere con eleganza, raffinatezza e altissima precisione la bacchetta proprio davanti all’Orchestra del Teatro La Fenice.
L’ho
vista studiare ore e ore le partiture del suo prossimo concerto, l’ho vista
combattere in molteplici istituti musicali contro l’ottusità imperante. Mi sono
emozionata di fronte al suo gesto direttoriale, alla sua ieraticità sul podio,
al rispetto che sapeva incutere all’orchestra. Sì, un’orchestra si rifiutò di
farsi dirigere da una donna, così tout court, a occhi chiusi. Nessuna
valutazione del talento, delle capacità: solo “donna”. Un’orchestra composta al
99% solo di uomini. Erano tempi in cui una donna direttore non era prevista e
faceva scandalo ma lei seppe imporsi, con freddezza e determinazione. Vinse: il
concerto si fece. Mia madre era comunista in un’Italia democristiana: quasi
nessun dirigente (ovunque fossero erano tutti democristiani) sopportava politicamente
e culturalmente questo binomio donna e di sinistra. La politica politicante ha
soffocato le aspirazioni di Erminia Romano, l’ha costretta a lotte sovrumane e
le ha concesso solo vie secondarie. Eppure, Erminia Romano aveva un curriculum
strepitoso, unico nel suo genere e un vero talento musicale. Era anche
compositrice: era una musicista a tutto tondo. A denti stretti, ma qualche
critico musicale lo ha riconosciuto.
È passato più di mezzo secolo da allora: oggi le donne possono ambire a posizioni prestigiose anche in quel tempio esclusivo dell’arte che è la Musica, con la M maiuscola, non fanno più scandalo e non suscitano più facile ironia o ostracismo.
Beatrice Venezi si è trovata la strada spianata, anche dalle lotte
di mia madre. E non lo sapeva quando la conobbi anni fa, agli esordi sulla
ribalta, e le chiesi se sapesse qualcosa di Erminia Romano. Retorico
magnificare come qualità la sua appartenenza di genere.
Ma
non è solo lei ad aspirare a quelle posizioni apicali: lo vuole anche la
politica politicante di oggi e le loro strade si incrociano. Arriva la nomina. Ma
la competenza, il talento no: quelli li deve mettere lei, la musicista. E mi
permetto di dire, non sono la sola, che non ci sono. E questo è un oltraggio
all’arte suprema della musica. L’ho vista dirigere, ho visto mia madre, ho
visto altre donne dirigere un’orchestra, studio musica: ho un giudizio
competente. Ma tutti tacciono su questo: il governo è il governo e non si
discute. L’ipotesi è: rimetterci troppo. Povera Italietta.
Certo,
la politica politicante si è intromessa e si intromette ovunque, non solo nella
Cultura (Sanità, ad esempio) e non solo da “destra”, anche da “sinistra”. Basta
che ci sia la posizione di comando. Abbiamo molti esempi, la cronaca (finché
può) non li lesina. È una vera piaga da anni e anni, un cappio al collo per chi
è portato a conoscere, approfondire, esprimere competenze sudate e appassionate
nel campo della propria vocazione, creare vera arte e non mode, per restare in
campo artistico.
Per
limitarci a chi al momento ha la responsabilità del timone di questo Paese, non
solo materiale ma anche immateriale, la “meritocrazia”, recentemente riaffermata
dal ministro Valditara come caposaldo dell’istruzione, dell’avvenire dei
giovani e del destino di questa vaga unità sociale chiamata Italia che
Metternich definì distrattamente una “espressione geografica”, è solo parola
vuota.
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